Vittorio Sgarbi lancia la raccolta firme per uscire dall UE e noi facciamo parte del Comitato promotore

Armando Manocchia intervista Gian Luca Proietti Toppi

Sono trascorsi diversi mesi dall’epidemia di Covid-19 e l’Unione Europea non riesce ancora a trovare una sintesi per intervenire efficacemente nell’interesse dei popoli degli Stati membri. In Italia, tale situazione di stallo ha determinato un gruppo di cittadini impegnati per la costituzione di un nuovo soggetto politico a presentare un progetto di legge per l’indizione di un referendum sul recesso dell’Italia dall’Unione Europea. Ne parliamo con Gian Luca Proietti Toppi, libero professionista del Foro di Roma, che ha guidato la delegazione nel deposito del titolo della legge in Cassazione.

Perché dovremmo uscire dall’Unione Europea?

Perché in trent’anni di permanenza il progetto europeo si è dimostrato fallimentare per l’Italia. Abbiamo perso, anche a causa dell’Euro, prodotto interno lordo e produzione industriale. I vincoli al bilancio hanno impedito investimenti nel settore pubblico (scuola, strade, carceri, etc.). Ogni legge italiana è sottoposta al vaglio della Commissione Europea e del Parlamento che ha emanato direttive sulle quote latte, sui servizi, sugli appalti, etc. La domanda dovrebbe essere: perché dovremmo rimanere in questa Unione Europea?

Perché uscire dall’Unione Europea ora quando sono previsti aiuti importanti per fronteggiare le conseguenze del Covid-19?

Gli organi dell’Unione Europea non hanno fronteggiato la crisi mostrando una strategia comune, sia sotto il profilo sanitario che economico. Per settimane si sono rincorse notizie di attivazione di strumenti diversi MES, EUROBOND, RECOVERY FUND che non sono stati messi in campo ma soltanto annunciati nei diversi summit svolti dal Consiglio Europeo e dall’Eurogruppo. L’obiettivo dei creditori internazionali è continuare a prestare denaro ed ottenere interessi. L’Italia non potrà mai ridurre il proprio debito pubblico perché gli interessi abbattono l’avanzo primario realizzato negli ultimi anni. Ogni iniziativa che proviene da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario internazionale ha lo scopo di mantenere in vita il malato, senza curarlo, in attesa che faccia testamento e tutte le risorse nazionali vadano in mano a gruppi finanziari stranieri.

Come nasce l’iniziativa che avete intrapreso, perché una legge d’iniziativa popolare?

Il nostro progetto ripercorre, al contrario, l’iter legislativo che si è avuto tra il 1988 ed il 1989 che ha portato al deposito in parlamento di 120.000 firme raccolte dal Partito Federalista Europeo. Il Parlamento ha trasformato tale progetto nella Legge Costituzionale n. 2 del 3 aprile 1989 che ha indetto il referendum d’indirizzo il 18 giugno 1989. Pertanto nessuna contestazione formale e sostanziale può essere mossa alla nostra proposta, in linea col passato per cambiare il futuro.

I cittadini possono già firmare la proposta?

E’ possibile firmare presso la sede del proprio comune di residenza o nelle iniziative pubbliche di raccolta delle firme che saranno promosse sul sito web e sulla pagina Facebook del Comitato. Prima di recarsi negli uffici è preferibile contattare la segreteria del comune per verificare la disponibilità del modulo di firma. Ogni singola firma è importante per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme. Pertanto non ci si può limitare a mettere la propria firma affidandosi al destino. Utilizza il materiale promozionale messo a disposizione del Comitato per diffondere l’iniziativa: stampa il manifesto e chiedi di affiggerlo nella bacheca del circolo sportivo, del bar o di un negozio; invia il volantino ai tuoi contatti email, whatsapo, facebook, twtter, instagram, con un breve messaggio che inviti alla firma.

L’iniziativa è sostenuta da Vittorio Sgarbi.

Vittorio Sgarbi è certamente la più illustre personalità che ad oggi ha aderito alla proposta impegnandosi in prima persona a diffonderla. In questo progetto sono fondamentali sia persone d’esperienza e conosciute come Sgarbi, sia singoli cittadini che decideranno di diventare sentinelle del popolo presso il proprio comune per vigilare che la raccolta delle firme avvenga correttamente e per diffondere ulteriormente la notizia che finalmente il popolo può scegliere e dopo trent’anni si può, insieme, cambiare la storia.

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