USCIAMO DALLA UE

PROGETTO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

Indizione di un referendum di indirizzo sul recesso dello Stato dall’Unione Europea

Scarica il progetto di legge presentato

ONOREVOLI DEPUTATI E SENATORI! —   Il 18 giugno 1989 il popolo italiano è stato chiamato alle urne per esprimersi nel primo ed unico referendum d’indirizzo della storia repubblicana con il seguente quesito «Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?». Tale strumento di partecipazione è stato attivato in virtù di un progetto di legge d’iniziativa popolare che ha avuto l’effetto di far promulgare la legge costituzionale 3 aprile 1989 n. 2. Si tratta di una delle sole quattro leggi d’iniziativa popolare approvate in Italia. Eppure l’iter è stato sostenuto dall’intero Parlamento ed approvata all’unanimità il 30 marzo 1989 al Senato, dopo le precedenti votazioni a favore (tutte all’unanimità) del 20 dicembre 1988 al Senato, e rispettivamente del 14 dicembre 1988 e del 15 marzo 1989 alla Camera. E’ importante rimarcarlo: 3.964.086 italiani si opponevano e forse tanti altri lo avrebbero fatto se avessero potuto esprimersi su un quesito diverso, come quello assorbito nei lavori del Senato (S1128) che più chiaramente chiedeva l’«Indizione di un referendum per l’ unità politica dell’ Europa» ossia per la cessione della sovranità politica ad una Unione alla quale poi con illegittimi provvedimenti, quale il regolamento UE n. 1466 del 23 luglio 1997 censurato da illustri costituzionalisti quali il compianto prof. Giuseppe Guarino, è stata ceduta anche la sovranità fiscale e monetaria.
Oggi il Paese sta attraversando un passaggio epocale. La guerra mondiale determinata dalla crisi sanitaria sta smantellando definitivamente lo stato sociale e le misure che il Governo Italiano può mettere in campo sono sempre subordinate alle linee politiche definite dalla sovrastruttura europea. Negli ultimi anni si sono sviluppati movimenti e partiti con una vocazione definita sovranista o populista, termini che – assieme a complottista – hanno soltanto lo scopo di impedire una libera discussione sulla partecipazione dell’Italia al progetto dell’Unione Europea.
La vivacità della contestazione nazionale alle politiche comunitarie (dall’introduzione dell’IVA, alle quote latte, passando per la direttiva Bolkestein ed alle migliaia di scelte dettate da regolamenti non decisi dal Parlamento nazionale) viene tacciata per antieuropeismo, quando il sogno europeo è stato tradito dai politici e burocrati di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte. Al riguardo vale la pena ricordare le parole profetiche di Alcide De Gasperi che descrivono l’attuale situazione in cui questa attività europea potrebbe apparire «al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale, potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero» (discorso all’Assemblea del consiglio d’Europa: 10 dicembre 1951).
Ecco, con il voto referendario che si richiede con il presente progetto d’iniziativa popolare daremo finalmente fine a questo Sacro Europeo Impero per ricostruire su nuove fondamenta una casa comune dei popoli europei, senza l’egemonia di alcuni a danni di altri. Una casa rispettosa delle tradizioni giudaico-cristiane e dei valori dei padri costituenti. Con questa legge costituzionale d’iniziativa popolare, sostanzialmente identica a quella voluta nel 1989, il popolo non sarà utilizzato per legittimare scelte di qualche centinaio di parlamentari e dei loro mandanti, ma sarà protagonista della costruzione di una nuova Italia libera e sovrana, una nazione potente e solidale protagonista di un nuovo umanesimo, in cui l’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini è accompagnata dal merito delle capacità di ciascuno.
Onorevoli Deputati e Senatori! Sta a noi decidere se lasciare spazio a questa Italia o arroccarci nelle nostre posizioni fino a quando, una nuova classe politica entrerà in questo palazzo ed eserciterà il potere nel nome del popolo sovrano.

Articolo 1
1. Il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice un referendum per il giorno delle elezioni amministrative del 2020, avente per oggetto il quesito indicato nell’articolo 2.
2. Hanno diritto di voto tutti i cittadini che, alla data di svolgimento del referendum, abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e che siano iscritti nelle liste elettorali del comune, a termini delle disposizioni contenute nel testo unico approvato con D.P.R. 20 marzo 1967, numero 223, e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 2
1. Il quesito da sottoporre al referendum è il seguente: «Ritenete voi che, conformemente alle proprie norme costituzionali, lo Stato debba recedere dall’Unione Europea, ai sensi dell’art. 50 del Trattato dell’Unione Europea?».

Articolo 3
1. La propaganda relativa allo svolgimento del referendum previsto dalla presente legge costituzionale è disciplinata dalle disposizioni contenute nelle leggi 4 aprile 1956, n. 212, 24 aprile 1975, n. 130, nonché nell’articolo 52 della legge 25 maggio 1970, n. 352, come modificato dall’articolo 3 della legge 22 maggio 1978, n. 199 e dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147.
2. Le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Parlamento e ai comitati promotori di referendum sono estese anche agli enti e alle associazioni aventi rilevanza nazionale o che comunque operino in almeno due regioni e che abbiano interesse positivo o negativo verso la permanenza nell’Unione Europea e il sostegno e la promozione dell’Europa comunitaria. Tali enti e associazioni sono individuati, a richiesta dei medesimi, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro dell’interno, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
3. La commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi formula gli indirizzi atti a garantire ai partiti, enti ed associazioni di cui al comma 2 la partecipazione alle trasmissioni radiotelevisive dedicate alla illustrazione del quesito referendario, entro i termini stabiliti per l’elezione dei rappresentanti del Parlamento europeo.

Articolo 4
1. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale successiva alla sua promulgazione.

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