Libertà vigilata no

Libertà vigilata no

Il premier è furioso, i governatori anche e i sindaci pure: troppa gente in giro a zonzo, troppi assembramenti. Avanti così, dicono “e si torna alla chiusura” minacciando pure un inasprimento delle multe per chi viene colto in flagranza.

Il premier è furioso, i governatori anche e i sindaci pure: troppa gente in giro a zonzo, troppi assembramenti.

Avanti così, dicono «e si torna alla chiusura» minacciando pure un inasprimento delle multe per chi viene colto in flagranza. Già, tutto giusto in linea teorica ma un conto sono gli assembramenti organizzati in spregio a norme e buon senso, altro è se una somma di comportamenti corretti porta a una situazione di possibile rischio e quindi perseguibile in punta di legge. Voglio dire: se io esco, da solo o in compagnia, equipaggiato e distanziato, e girando l’angolo mi ritrovo affiancato ad altre persone che facciamo? Tiriamo a sorte chi deve fare retromarcia, iniziamo a questionare su chi è uscito prima di casa?

O si chiude o si apre, sapendo i rischi che si corrono. Pensare di trasformare l’utopia in norma applicabile è tempo perso, soprattutto se parliamo di grandi numeri e di spazi liberi. Volere legiferare sulla sana incoscienza dei bambini, sugli ormoni degli adolescenti, sulla necessità relazionale dei giovani o sulle libertà personali degli adulti è una battaglia illiberale, ma soprattutto contro i mulini a vento, simile al tentativo (ovviamente fallito) di voler riaprire il calcio con le regole degli scacchi. La questione non è se è giusto o sbagliato, è semplicemente impossibile, quindi tanto vale farsene una ragione e smetterla di minacciare ogni giorno tutto e tutti con toni che vanno dal paternalista al dittatoriale.