«In fila alle mense della Caritas oggi ci sono anche negozianti, artigiani e stagionali»

DI GLORIA RIVA

L’associazione ha più che raddoppiato gli aiuti distribuiti. «A chiedere aiuto sono famiglie che, fino all’inizio di marzo mai avrebbero pensato di finire in povertà e di non avere neanche i soldi per fare la spesa» spiega Nunzia De Capite

“Dall’inizio dell’emergenza Covid-19 i servizi offerti dalla Caritas – un aiuto per fare la spesa, un pasto caldo, un sostegno psicologico – sono aumentati del centoquattordici per cento e a chiedere aiuto sono famiglie che, fino all’inizio di marzo mai avrebbero pensato di finire in povertà e di non avere neanche i soldi per fare la spesa. La domanda è: quante di queste persone, finita l’emergenza, potranno tornare al loro lavoro e a una vita normale e quante invece un lavoro non l’avranno più”, Nunzia De Capite è membro del Forum delle Disuguaglianze e delle Diversità e sociologa di Caritas Italiana, racconta che mentre l’emergenza sanitaria rallenta, quella economica è pronta a deflagrare.

«Una crisi sistemica come questa ha portato in primissimo piano i fenomeni di disuguaglianza economica e sociale da cui il nostro paese era già afflitto e sta creando fratture che, se non affrontate in tempi rapidi, rischiano di diventare voragini che non potranno più essere sanate. A questi si aggiungono situazioni nuove di cui Caritas si sta facendo carico».

Chi sono i nuovi poveri che chiedono aiuto alla Caritas?
«Sono per lo più gli autonomi, a cui i 600 euro stanziati non consentono di rispondere ai bisogni primari della propria famiglia; sono i piccoli artigiani e i negozianti rimasti senza un soldo; sono i cassaintegrati a cui l’assegno non è ancora stato depositato sul conto corrente; sono le persone fragili e gli anziani che non possono uscire di casa e hanno bisogno di qualcuno che si occupi di loro; sono i precari e i lavoratori in nero. Molte di queste persone, probabilmente, fra qualche settimana torneranno alla loro attività e non avranno più bisogno del sostegno economico e psicosociale della Caritas, ma tantissimi altri un lavoro non l’avranno più perché questa crisi sanitaria, nell’immediato impedirà a molti di tornare alla propria occupazione. Penso ai camerieri, agli stagionali del turismo, ai bagnini, le categorie sono moltissime».

Molto dipenderà da quanto a lungo il covid-19 continuerà ad infettarci e mietere vittime. Esistono strategie per evitare che questa crisi sistemica si trasformi in un’emergenza sociale per le persone che avranno perso il proprio posto di lavoro?
«Si spera che nel decreto di aprile, come annunciato, sia contemplata l’attivazione di un reddito di emergenza, come proposto dal Forum DD per le persone in povertà non coperte da altre misure. Poi servirà un lavoro di riattivazione produttiva dei territori, che tenga conto delle specificità di ciascuna area. Facciamo l’esempio di una provincia profondamente vocata al turismo, alla ristorazione, al commercio: è chiaro che almeno per quest’estate la forza lavoro occupabile sarà inferiore alla media. Il ForumDD sta sottolineando l’importanza di individuare linee strategiche di indirizzo nazionali e parallelamente promuovere il protagonismo locale attraverso processi di partecipazione in cui i comuni, le scuole, gli enti formativi, le organizzazioni sociali, gli imprenditori, le associazioni di cittadinanza attiva si siedano intorno a un tavolo per pensare a come riattivare, nell’immediato quelle zone, a partire da una visione condivisa del futuro di quell’area. È necessario agire in fretta, definire le priorità, le potenzialità e le aree di sviluppo di ciascun territorio, per evitare che troppe persone restino a lungo termine disoccupate. Servono nuove filiere del lavoro e, per fare questo, bisogna analizzare quali siano i nuovi bisogni della popolazione: ad esempio puntando su innovativi sistemi di delivery, sull’assistenza domiciliare agli anziani, sulla produzione di mascherine e dispositivi di protezione, produzioni agricole di alta qualità e molto altro ancora».

Come si sostiene economicamente un cambiamento di questo tipo?
«Come avverte il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, i finanziamenti dall’Europa non mancheranno, ma l’Italia deve sapere come spendere quel denaro. Per il ForumDD la priorità è, replicando ad esempio il modello della strategia nazionale aree interne, definire linee nazionali di intervento al cui interno sono poi i territori con un processo di partecipazione ampio che coinvolge tutti (enti locali, scuole, cittadini, organizzazioni di cittadinanza, attori economici) a individuare gli obiettivi da raggiungere che meglio rispondono a ciascun territorio e le modalità concrete per farlo. Il coinvolgimento della base sociale consente di attivare processi partecipativi interni, di stimolare la popolazione locale a iniziative di rinascita e rivitalizzazione dei territori. Costringe tutti a chiedersi finalmente: quale futuro vogliamo per la nostra comunità e come possiamo fare in modo che il nostro futuro non sia qualcosa che subiremo ma qualcosa che costruiremo noi stessi con le nostre mani? Pensando al “dopo” non si potrà prescindere dal promuovere un forte protagonismo della componente locale, altrimenti si rischia di sperperare denaro e accentuare per di più il fenomeno delle disuguaglianze economiche e sociali».

Esistono dei risvolti positivi dalla crisi covid-19?
«Molti dei nostri volontari Caritas ultrasessantenni in questa fase hanno lasciato l’attività per motivi di sicurezza personale a giovani ragazzi che si sono fatti carico della distribuzione dei pasti, delle medicine, delle mascherine alle famiglie. La percezione di un pericolo comune ha riattivato il senso di appartenenza alla comunità locale e molti giovani si sono sentiti in dovere di dare un contributo attivo per aiutare il prossimo, riscoprendo un senso di responsabilità e di società civile che sembrava essere perso. Invece è bastato aver bisogno dei giovani, e loro hanno risposto numerosi. Ora dobbiamo far leva su questo riscoperto senso civico per far sì che la ricostruzione di questa Italia post covid-19 si fondi su solide basi di condivisione e socialità: è proprio da qui che dobbiamo ripartire».